Con sguardo accattivante un ragazzo ti guarda dai muri della metropolitana.
È Sergio. Forse.
Forse è solo un nome giudicato “OK” da qualche direttore creativo a cui è stata commissionata la campagna per arruolare volontari alla causa di Expo2015.

Siete giovani, vitali, nativi di quella condizione esistenziale globalizzata che vede in Expo un appuntamento finalmente non virtuale?
Vi attira mescolarvi a quei milioni di corpi che vengono al fecondo intreccio di culture, progetti, buone pratiche e sostenibili orizzonti?

Venite a lavorare per Expo2015.

Cioè, lavorare, ma nel senso più ampio e nobile del termine, quello scevro dalla venalità di una contropartita in denaro. Mettere la propria capacità al servizio di un’attività ma senza pretendere retribuzione, per passione, idealità, voglia di mettersi in gioco.

Allora diciamo meglio: venite a partecipare a Expo2015.

E non state a rimuginare sul fatto che ci sia chi – grazie alla realizzazione dell’evento – guadagna e ingrassa.
Anzi che l’evento nasca proprio perché fa girare una mole impressionante di denaro.
Ci sono mille dirigenti e funzionari di altrettanti bureau internazionali e nazionali che devono essere pagati per trascinare culo e cravatta da un meeting all’altro. Ci sono poche ma fameliche imprese che devono realizzare grandi infrastrutture molto costose con il loro esercito di ingegneri e project management. E consulenti, intermediari, promotori, procacciatori, agenti, chief di qualcosa è AD di qualcos’altro.

Capite che le spese sono tante e i miliardi pochi.

Voi cogliete comunque l’occasione di fare una straordinaria esperienza che arricchirà la vostra capacità di comprensione, relazione, immaginazione dei modi in cui il mondo funziona.
Potrete inserirlo nel curriculum, insieme alle infinite altre esperienze di stage, formazione, tirocinio, apprendistato, contratto breve, periodo in prova. Tutti regolarmente non retribuiti o sottopagati, ma forieri di un’ottimo futuro lavorativo.

Siete giovani, approfittatene!
E resterete giovani per sempre, sempre alle prime armi, sempre con il sogno della prossima occasione. Sempre liberi.

Ma vuoi mettere? Sai che palle lavorare tutto il giorno per pagarti quell’appartamento piccolo ma delizioso in cui posare la spesa che hai fatto con la tua compagna, portandole i sacchetti perché arrivata all’ottavo mese e meglio che non si sforzi?

E allora prendi nota dei recapiti sul manifesto dei Volunteers ed era anche tu a far parte dei sergi. Della gleba.

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Oppure prova a coltivare un dubbio: ma perché io devo impiegare il mio tempo gratis in un evento in cui altri guadagnano e profumatamente?
Facciamo così, il volontario lo faccio solo là dove anche tutti gli altri lo sono. Pare un principio semplice.

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