Tag

, , , ,

cailloisNe I giochi e gli uomini, Roger Caillois da una straordinaria lettura del ruolo del gioco d’azzardo, fino a quel momento mai presa in considerazione dagli studi sociologici.

Ne riportiamo alcuni passaggi significativi. Significativi e imbarazzanti per quanto siano aderenti all’Italia dei nostri giorni, dove lo Stato non ha vergogna alcuna di arricchirsi sulle speranze di coloro che si vedono schiacciati dalla rigidità di una società ipocrita che si vuole basata sul merito, ma che si ordina ancora sulla fortuna della nascita.

.

.

Contrariamente all’agón, l’alea nega il lavoro, la pazienza, la destrezza, la qualificazione; elimina il valore professionale, la regolarità, l’allenamento. Ne vanifica in un attimo i risultati accumulati. E’ avversità totale o fortuna assoluta. Reca al giocatore fortunato infinitamente più di quanto gli può procurare una vita di lavoro, di disciplina, di fatica. Appare come un’insolente e sovrana derisione del merito. E presuppone, da parte del giocatore, un atteggiamento esattamente opposto a quello di cui dà prova nell’agon. In quest’ultimo, egli conta solo su se stesso; nell’alea, conta su tutto, sull’indizio più vago, sulla più piccola particolarità esterna che immediatamente considera un segno o un avvertimento, su ogni singolarità che coglie…. su tutto, tranne che su se stesso.
L’agon è una rivendicazione della responsabilità personale, l’alea un’abdicazione della volontà, un abbandono al destino.
La funzione dell’alea è evidente: abolire ogni superiorità naturale o acquisita degli individui, allo scopo di porre ciascuno su un piede di assoluta uguaglianza di fronte al cieco verdetto della sorte […]

Da un certo punto di vista, l’infinita diversità dei regimi politici dipende dalla preferenza che essi attribuiscono a uno o all’altro di due ordini di superiorità che agiscono in senso opposto. Devono scegliere tra l’eredità, che è caso, lotteria, e il merito, che è competizione. Alcuni si sforzano di perpetuare il più possibile le ineguaglianze di partenza mediante un sistema di caste o di classi chiuse, di mansioni riservate, di cariche ereditarie. Altri s’impegnano invece ad accelerare il ricambio delle élites, vale a dire a ridurre la portata dell’alea originale per aumentare in porporzione lo spazio riservato a un sistema di rivalità sempre più rigidamente codificato.
[Ma anche in questo secondo tipo di società] l’uguaglianza dei cittadini, per quanto proclamata, resta un’uguaglianza giuridica. La nascita continua a far pesare su tutti, come una fatale ipoteca, la legge del caso, che rivela la continuità della natura e l’impotenza della società. Succede allora che le legislazioni si sforzino di equilibrarne gli effetti […] ma è fin troppo chiaro che i concorrenti, alla partenza, non si trovano piazzati allo stesso modo. La ricchezza, l’educazione, l’istruzione, la situazione familiare – circostanze esterne e spesso decisive – annullano in pratica l’uguaglianza iscritta nella legislazione […]
Naturalmente  vi sono gli esami, i concorsi, le borse di studio, tutte concessioni fatte in omaggio alle capacità o alle competenze, Ma, appunto, si tratta di “concessioni”. Bisogna guardare la realtà in faccia, compresa la situazione di quelle società che pretendono di essere le sole giuste. Ci si accorge allora che, nell’insieme, c’è concorrenza effettiva solo tra gente dello stesso livello, della stessa origine, dello stesso ambiente. Il regime non conta molto: un figlio di dignitario è sempre favorito, qualunque sia il meccanismo che permette l’accesso alle cariche […]

Attraverso i loro principi, e sempre di più attraverso le loro istituzioni, le società moderne tendono ad allargare il campo della competizione regolata, vale a dire del merito, a spese di quello della nascita o dell’eredità, vale a dire del caso. Un’evoluzione di questo tipo soddisfa in pari tempo la giustizia, la ragione e la necessità di impiegare nel miglior modo possibile i vari talenti. E’ per questo che i riformatori politici si sforzano incessantemente di concepire una concorrenza più equa e affrettarne l’avvento. Tuttavia i risultati della loro azione restano alquanto scarsi e deludenti. Inoltre, essi appaiono estremamente lontani e improbabili.
Intanto ciascuno comprende facilmente, non appena si trovi nell’età della ragione, che per lui è troppo tardi e che ormai il dado è tratto. Ciascuno è insomma prigioniero della propria condizione; il suo merito personale gli consentirà forse di migliorarla, ma non di uscirne. Non gli farà cambiare radicalmente il livello di vita. Da qui nasce la nostalgia di eventuali scorciatoie, di soluzioni immediate che offrano la prospettiva di un improvviso successo, anche se relativo. E bisogna ben chiederlo alla sorte, visto che il lavoro serio e le qualifiche personali risultano impotenti a procurarlo […]
Tale è indubbiamente la profonda seduzione dell’alea […]: la competizione regolata stabilisce, senza discussione possibile, il trionfo di ogni superiorità misurabile. La prospettiva di un beneficio immeritato riconforta il vinto e gli lascia un’estrema speranza. Non può invocare alcuna ingiustizia a sostegno del suo fallimento: le condizioni di partenza erano le stesse per tutti e non può prendersela che con la propria imperizia. Non avrebbe più niente da aspettarsi se non gli restasse, a equilibrare la sua umiliazione, la compensazione, del resto infinitamente improbabile, di un sorriso gratuito delle capricciose potenze del destino, inaccessibili, cieche, implacabili, ma che per fortuna, ignorano la giustizia.

A questo punto l’alea appare di nuovo come la necessaria compensazione, il complemento naturale dell’agon. Una classificazione unica, definitiva, soffocherebbe ogni prospettiva in coloro che condanna. Occorre una prova di ricambio, un’altra possibilità. Il ricorso alla fortuna aiuta a sopportare l’ingiustizia della competizione falsata o troppo dura e, contemporaneamente, lascia una speranza ai diseredati che una concorrenza dichiarata manterrebbe ai posti peggiori, che sono necessariamente i più numerosi. E’ per questo che, nella misura in cui l’alea della nascita perde l’antica supremazia e la concorrenza regolata estende il suo dominio, si vedono sorgere e proliferare accanto a questa un’infinità di meccanismi secondari destinati a concedere improvvisamente a un eccezionale vincitore, stupefatto e felice, una promozione fuori serie.
A questo scopo rispondono essenzialmente i giochi d’azzardo […]

Lo Stato stesso vi ha il proprio tornaconto. Creando, nonostante le proteste dei moralisti, delle lotterie ufficiali, esso intende beneficiare largamente di un cespite di reddito che, per una volta, gli viene devoluto con entusiasmo. E quando rinuncia a questo espediente, e lascia all’iniziativa privata il beneficio della sua gestione, impone comunque ingenti tasse alle varie operazioni che presentano la caratteristica di una scommessa sul destino […]

Annunci