«Ripeto che ho la vaga impressione che alcuni genitori vogliano per
forza avere dei bambini “normali”, nascondendosi la loro
diversità invece di esaltarla e battersi perché la società riconosca come
ricchezza le varie personalità. I bambini sordi hanno capacità diverse
e anche maggiori rispetto ad altri, per esempio sono molto attenti e
acuti dal punto di vista visivo. Percepiscono la musica con il corpo,
possono ballare e diventare bravissimi musicisti.»
 
Riportiamo integralmente la lettera scritta da Anna Ronchi, mamma udente di una bambina sorda, in risposta ad alcuni articoli pubblicati in questi mesi sull’opportunità o meno di sviluppare il bilinguismo e la lingua dei segni.

Quello che Anna scrive ci pare di insegnamento nel caso particolare come nei principi generali.

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«In risposta a coloro che affermano (come sull’articolo di Repubblica.it
del 9 maggio e come su questo sito) che i sordi non debbano segnare,
che la LIS non sia la loro lingua naturale, che non esista una cultura
sorda, ecc ecc.

Mi esprimo su quest’argomento in quanto sono la mamma udente di una
bambina di 6 anni sorda profonda. Sono molte le famiglie di udenti che
hanno un figlio audioleso e le difficoltà non sono poche. Eppure,
secondo molte persone tutto sarebbe chiaro e lineare, il percorso di un
bambino sordo sarebbe lo stesso dei suoi coetanei, egli deve
naturalmente apprendere la lingua parlata dai genitori, e dal punto di
vista medico magari la scienza lo può trasformare in una persona
“normale”.
Vedo una grande paura degli altri, di chi fa scelte diverse, vedo la
difficoltà di accettare un “handicap” che invece può essere una
meravigliosa occasione che è data a noi genitori per essere migliori,
più pazienti e bravi di tanti altri.
Al giorno d’oggi non in tutti gli ospedali si fa uno screening alla
nascita, si è fortunati se ci si accorge precocemente che un bimbo non
sente. So di genitori che si sono accorti quando il figlio aveva tre
anni. Molto tempo prezioso perso, problemi di sviluppo cognitivo e
caratteriali che penalizzeranno molto il bambino. Mia figlia è nata in
un grande ospedale, e non sono stati fatti esami, nonostante ci
potessero essere dei sospetti.
Ci siamo comunque accorti molto presto che nostra figlia era sorda e
siamo stati assistiti molto bene da un audiologo e dalla sua équipe che
fortunatamente non avevano paraocchi né pregiudizi, tanto da arrivare a
sconsigliare operazioni mediche invasive. Mia figlia avrebbe potuto
farsi il cosidetto “orecchio bionico” tramite un delicatissimo
impiantoal tronco encefalico. Questo professore ci disse invece di puntare
tutto sulla riabilitazione precocissima, di stimolare tutti i canali
sensoriali residui.
Perciò musicoterapia, logopedia, stimolare la vista e il tatto e usare
la lingua dei segni. Dopo lo shock iniziale ci siamo subito rimboccati
le maniche, abbiamo fatto moltissimi sacrifici sul piano personale ed
economico, ma abbiamo anche iniziato un bellissimo percorso con nostra
figlia prima di tutto, con i terapeuti e gli educatori e con vari
adulti sordi che hanno voluto aiutarci.
Noi non abbiamo voluto entrare con un bisturi in un punto delicato come
il cervello di nostra figlia e quando nostra figlia sarà grande le
spiegheremo le nostre scelte e pensiamo che lei capirà e ci darà
ragione perché le abbiamo dato tutti i mezzi per realizzarsi nella sua
diversità e dimostrare le sue capacità.
Ripeto che ho la vaga impressione che alcuni genitori vogliano per
forza avere dei bambini “normali”, nascondendosi la loro
diversità invece di esaltarla e battersi perché la società riconosca come
ricchezza le varie personalità. I bambini sordi hanno capacità diverse
e anche maggiori rispetto ad altri, per esempio sono molto attenti e
acuti dal punto di vista visivo. Percepiscono la musica con il corpo,
possono ballare e diventare bravissimi musicisti. Proprio in questi
giorni si esibisce in Italia la percussionista sorda Evelyn Glennie.
Questi bambini hanno un talento naturale per la mimica, la
drammatizzazione, la gestualità. Hanno inoltre una sensibilità
particolare perché sono in grado di percepire tutte le sottigliezze
delle espressioni facciali delle persone.
Torno alla lingua dei segni per dire che è fondamentale per dare
precocemente una lingua ai bambini sordi, per evitare che la loro
incapacità comunicativa sfoci in iperattività o aggressività. Questi
bambini impareranno l’italiano parlato e scritto, ma ci vorranno molti
anni e i risultati non saranno scontati né uguali per tutti. Essi hanno
bisogno di una lingua per comunicare serenamente con i propri cari, per
esprimere dei bisogni, per ricevere cure e informazioni. Dico
serenamente perché la lingua dei segni può essere proprio divertente
per i bambini, ci sono le espressioni facciali, ci sono tanti segni
(come quelli degli animali) su cui i bambini si possono sbizzarrire e
ci sono tante opportunità per inventare i propri segni, per essere
creativi. Nella lingua dei segni ci sono già tutti gli elementi per lo
sviluppo intellettuale del bambino.
Mia figlia frequenta una scuola statale a Cossato (Biella) in cui da
molti anni si sperimenta il bilinguismo. In questa scuola la LIS è come
la seconda lingua, viene usata per comunicare con i bimbi sordi e,
ovviamente, per la didattica. Tutti i bimbi sono contenti, le amichette
di mia figlia segnano bene, hanno questo loro codice segreto che i
genitori non conoscono. Mi hanno riferito di due sorelline che a cena
si scambiano messaggi cifrati in LIS. I genitori di tutti questi
bambini della materna e delle elementari sono contenti, non hanno mai
fatto obiezioni. Credo che in questa scuola ci sia una vera
integrazione, mia figlia è capita e rispettata, lei si sente seguita.
Lo sapete cosa succede oggi nel mondo della scuola pubblica a parte
felici eccezioni? Non ci sono sufficienti ore di sostegno, gli
insegnanti di sostegno non sono preparati sulla disabilità uditiva
(nemmeno sulle altre), non ci sono strumenti tecnologici, le lavagne
multimediali se ci sono sono poco utilizzate, il bambino sordo dovrebbe
seguire la lezione, ma come? Non mi si dica che un bambino sordo possa
seguire una lezione leggendo sulle labbra del docente. Anche con
protesi o impianto cocleare il sordo ha difficoltà a distinguere la
voce e la provenienza della voce quando si trova in situazioni
complesse, con rumori di fondo o tante persone che parlano in
contemporanea. Siamo sicuri che quando si troverà ad un esame orale
avrà capito bene ciò che gli è stato chiesto?
Naturalmente i livelli di sordità sono diversi, alcuni sono fortunati
ad avere solo un lieve deficit. Altri sono sordi profondi, come mia
figlia. Eppure mia figlia parla e segna in contemporanea, con tutte le
difficoltà del caso: dove mettere il verbo o il complemento oggetto,
visto che la forma delle due lingue è quanto di più diverso si possa
immaginare?
Piano a piano rimetterà tutto a posto. Intanto non è mai rimasta
indietro a scuola. Poiché so quanto sia importante per lei apprendere
tramite il canale visivo, le ho fatto vedere documentari di ogni tipo,
da quelli sulla natura a quelli sulla storia e le ho sempre spiegato
con la LIS quanto era nelle mie capacità spiegarle. Quando non avevo
altri mezzi, mi sono messa anche a quattro zampe, non ho paura di
essere ridicola. C’è un problema comunicativo, ebbene si mette in campo
tutto il necessario.
Risultato? Per tante cose, la geografia, gli animali, ne sa di più
della maggioranza delle sue amiche.
Con mia figlia ho sempre usato anche la voce, le ho parlato tantissimo
e da sempre mia figlia parla, persino da sola quando gioca. Per me
questo è un mistero: perché una bimba sorda dovrebbe parlare, se non si
sente, persino quando è sola con se stessa? Mia figlia non ha neanche
una protesi acustica. Ora la sorprendo a pronunciare le singole lettere
quando le scrive, per me è un ottimo segnale perché così potrà
memorizzare dentro di sé le parole che lei non sente.
Penso che mia figlia imparerà a parlare, perché l’abbiamo molto
stimolata noi in prima persona, tutti i giorni a casa anche quando gli
“specialisti” non ci sono, ma fondamentalmente lei parla perché
l’ha
scelto lei altrimenti non saremmo arrivati a questi risultati così in
fretta e con la serenità di tutti. Intendo dire che è normale che i
sordi parlino, ma non deve essere loro imposto come una cosa scontata,
si deve fare un grosso lavoro di stimolazione.
Sulla nostra strada abbiamo incontrato Giulia Cremaschi Trovesi,
fondatrice della scuola di musicoterapia “umanista”. Solo lei e i
suoi
allievi mettono il bambino al centro. Al centro della relazione con il
musicoterapeuta e al centro del pianoforte a coda per far risuonare la
musica nel loro corpo. Non posso non dare il riferimento al sito
http://www.musicoterapia.it anche perché altrove su “Sordionline”
c’è un breve
articolo sulla validità della musicoterapia per i bambini sordi,
autistici, disabili e tutti quelli con difficoltà di apprendimento. Se
mia figlia parla è perché ha fatto tanta musicoterapia dall’età di un
anno. E questo ha fatto molto bene anche a noi, ci ha resi più sereni.
Il pensiero che mia figlia non potesse mai ascoltare una bella musica
mi faceva male, ma mia figlia faceva una cosa molto più bella, stava
distesa sul pianoforte e sentiva la musica dentro di sé come se fosse
lei stessa una cassa armonica!
Noi abbiamo puntato tutto sull’educazione e sulla LIS. Certo, ammetto
che la LIS sia inizialmente difficile per noi poveri udenti un po’
pigri e impacciati, abituati ad una sovrabbondanza di parole e suoni.
lo parlo e scrivo tre lingue ma non ho mai fatto una tale fatica come
quando a 42 anni ho dovuto imparare la LIS per comunicare con mia
figlia.
Ora spendo una parola di ammirazione per i sordi, che sono persino
presi in giro dal genitore della Fiadda quando sbagliano una lettera.
Ma lo sappiamo noi che fatiche hanno fatto i sordi, quelli che sono
figli di altri sordi, che non hanno avuto un genitore abbastanza forte
da poterli sostenere, quelli che non avevano le protesi digitali? E ce
ne sono ancora tanti che fanno fatica ad imparare a parlare, a
frequentare la scuola, ad accedere alle informazioni, a trovare un
lavoro decente. Come possiamo negare loro un diritto, riconosciuto
peraltro in tutti gli stati civili? So di cosa parlo perché ho vissuto
in Inghilterra, lì ho capito cosa siano i diritti e i doveri. Lì ogni
minoranza ha davvero i suoi diritti, i problemi a scuola vengono
affrontati in maniera pragmatica, lì si respira aria di libertà vera.
Voi riconoscete ai ladini il diritto ai avere una lingua ma non ai
sordi. Eh già, loro hanno una letteratura… un’arte… Intanto i sordi
erano “ghettizzati” e non potevano esprimersi, salvo rarissimi
casi,
nelle arti.
Ma adesso non è più così perché la LIS piace a moltissime persone, le
iniziative fioriscono, si fanno videoguide per la visita ai musei, si
organizzano corsi, ci sono attori che recitano poesie, ci sono libri,
dvd, si fanno studi e ricerche. Molti sordi si sono laureati, molti
insegnano la lingua italiana.
Io sono sempre andata a testa alta, non ho mai ingannato nessuno sulla
natura di mia figlia, non ci siamo mai nascoste per segnare, non l’ho
mai zittita quando faceva sentire a tutti la sua voce sgraziata. Ho
viaggiato tanto con lei in treno, voi sapete che in treno si incontrano
tante persone, infatti abbiamo sempre riscosso l’interesse e la
simpatia di tanti che ci guardavano con curiosità perché morivano dalla
voglia di chiederci qualcosa sulla LIS. Ne ho parlato, ne ho insegnato
i rudimenti. Ho incontrato persone che hanno scelto di impararla per
loro curiosità o perché insegnano o semplicemente perché ogni tanto nel
loro negozio entra un sordo.
Per concludere, sono convinta che ogni genitore debba fare le scelte
migliori per il proprio figlio. Come io e tanti altri genitori riuniti
nell’Associazione Vedo Voci di Biella non siamo contrari a priori
all’impianto cocleare né contrari alla logopedia, così coloro che
credono prima di tutto nell’oralismo non dovrebbero prendere posizione
per negare a circa 45.000 sordi italiani di avvalersi della loro
lingua.
Nell’educazione di un bambino sordo bisogna mettere in campo ogni
mezzo, ogni bambino è diverso e va stimolato in molti modi. Ora tanti
sordi, tanti educatori, ricercatori, interpreti, genitori, bambini,
aspettano il riconoscimento del loro lavoro e il raggiungimento di un
diritto che non toglierà niente agli altri che hanno fatto altre
scelte. Questo non impedirà a tanti genitori la possibilità di
impiantare i loro figli né di educarli nell’oralismo. Noi dobbiamo
imparare a pretendere il meglio per i nostri figli, dobbiamo avere uno
screening precoce, dei medici che ci informino di tutte le possibilità,
dei logopedisti preparati, degli educatori che possano anche andare a
casa a lavorare con bambini e genitori, degli insegnanti di sostegno
che conoscano la disabilità uditiva, un sistema scolastico che si
prenda in carico il bambino per esempio garantendogli la continuità con
un dato insegnante, dei sottotitoli per molti programmi e film (i
documentari RAI Trade non sono sottotitolati) e tanto altro.»

Anna Ronchi

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