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ImmagineLa quarta di copertina recita così:

«Ancora sulle emozioni!!! Calma, questo non è un libro come gli altri.
Nessuna teoria, ma concretamente una proposta, meglio un programma per educare all’apprendimento sociale ed emotivo.
Sì, un vero programma di lavoro per imparare a gestire le emozioni distruttive, i tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione. La proposta contenuta in queste pagine è, infatti, una rielaborazione per gli educatori italiani del programma di prevenzione Promoting Alternative Thinking Strategies (PATHS, cioè “percorsi”), adottato in molteplici scuole dell’infanzia e primarie negli Stati Uniti e in diversi altri Paesi del mondo, per la sua particolare efficacia.
Il programma PATHS ha l’obiettivo di migliorare la comprensione e il riconoscimento delle emozioni, incrementare le abilità di pensiero e diminuire i problemi comportamentali, stabilendo e mantenendo relazioni positive.
Insomma, prevenire è sempre meglio che curare, ma educare è sempre meglio che prevenire. E, comunque, sia chiaro: servono efficaci tecniche pedagogiche, ma soprattutto la capacità degli educatori di entrare in relazione con i ragazzi. A questo può servire, allora, un testo di “emozioni per l’uso”: a offrire strategie efficaci per gli educatori che vogliano migliorare la relazione con se stessi e con gli altri.»

Interessante, no?

E però…

Arrivati verso metà del testo si è letto tantissimo (quanto si è prolissi nella saggistica…) “attorno” a questa famosa proposta educativa, il programma PATHS, ma di concreto ancora nulla.
Cosa intendiamo con concreto?
Che quando un insegnante, un educatore, un operatore, leggono una quarta di copertina come quella riportata, si aspettano di trovare un inquadramento teorico (possibilmente chiaro, possibilmente robusto), ma soprattutto delle indicazioni operative, degli esempi, delle testimonianze, delle procedure (possibilmente ben tarate dal particolare all’universale così da poterle adattare a contesti diversi tra di loro).

Occorre arrivare all’appendice per trovare riportata una “lezione” di questo percorso educativo di cui fin lì sì è scoperto esisterne ben 131, all’apparenza tutte valide e interessanti.
Scriviamo all’apparenza, perché dopo quasi un secolo di ricerca pedagogica, tutti (o quasi) sono capaci di scrivere cose intelligenti sull’educazione, ma la reale applicazione è poi tutta da vedere (come sanno benissimo tutti coloro che non sono impegnati a scrivere di bambini, ma incontrano quotidianamente dei piccoli Dario, Jasmine, Louise, Francesco, Ahmed in carne ed ossa).

Paradossalmente, nell’introduzione a questa edizione italiana, Davide Antognazza punta il dito contro «”la deriva narrativa” di quegli operatori che valutano solo a parole l’efficacia dei loro progetti […] di nessun vantaggio nell’effettività degli interventi sociali.» Mentre ovviamente il programma PATHS è presentato come pragmatico e “valutabile”. Il programma in sé forse, sicuramente non questo prodotto editoriale che quanto a “deriva narrativa” non ci risparmia. Si potrebbe tranquillamente sostituirlo con un post-it che dia informazioni sul sito originario del programma: http://www.pathstraining.com

Dunque di PATHS non possiamo dire nulla di positivo… per il semplice fatto che la pubblicazione ci gira intorno per 100 pagine, ma senza dare la possibilità di vederne il concreto operare, le parole, gli oggetti, le azioni, le restituzioni.
E’ un grande peccato, perché riportare l’educazione socio-affettiva al centro dei percorsi scolastici (come sostengono gli autori di PATHS) è sicuramente un’esigenza dei nostri giorni e la frustrazione che produce questo libro di non aver impiegato bene il proprio tempo e i propri soldi, è biasimevole.

“Emozioni per l’uso” di Greenberg e Kusché, la Meridiana, è un esempio dei troppi prodotti editoriali che circolano in Italia e la cui utilità è tanto a favore degli autori e degli editori, ma molto poco dei lettori/operatori.
Delle due, l’una: o gli editori non hanno alcuna esperienza della “concretezza del fare” in campo educativo e pubblicano testi così astratti da essere inutili, oppure operano scientemente sperando che il “pollo” si fidi della quarta di copertina e garantisca il ritorno dell’impresa commerciale.

Peccato.

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