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Riportiamo il primo capitolo di un preziosissimo volumetto stampato a fine anni Sessanta da Armando Editore in una collana di educazione artistica.
Si tratta di Linguaggio Plastico di Arno Stern, educatore e artista, di cui si trova ampia documentazione su web.

Arno Stern all’interno del Closlieu, il suo atelier espressivo.

Questo testo, estremamente chiaro, teorico e pratico insieme, basta da solo (nonostante i quaranta anni che ha sulle spalle) a motivare quale profondità educativa sia raggiungibile attraverso l’educazione all’immagine praticata sotto la guida di insegnanti capaci.

Altro che le fotocopie da colorare, tanto in voga nella scuola pubblica di oggi…

«I prodotti infantili non sono solo immagini suggestive che ricordano agli adulti il paradiso perduto dell’infanzia. Sono la realizzazione concreta di un’emozione, l’incarnazione di un sentimento che trova nella forza delle immagini la sua adeguata espressione. Il fanciullo, dvanti al foglio di carta, manifesta lo stesso coraggio che dimostra l’acrobata davanti al trapezio; creare per il fanciullo è una attività naturale, capace di divenire anche linguaggio. E’ un linguaggio crudo, talvolta brutale, ma sempre contenuto in una sua struttura particolare fuori da ogni fantasticheria incontrollata quale potrebbe immaginarla il non iniziato.
Lontana dall’arte adulta è anch’essa, a suo modo, un’espressione accademica che obbedisce a leggi particolari a cui il fanciullo non può sottrarsi. Ma non si tratta di leggi di natura estetica;l’espressione figurativa infantile possiede semplicemente una sua particolare grammatica plastica. Essa costa al fanciullo uno sforzo notevole e, per questo, non può mai essere considerata un semplice gioco.

Il bambino non fa speculazioni; egli dipinge per esprimersi; tutta la sua creazione nasce da un impulso interiore. Che cosa infatti lo spinge a disegnare? Forse il desiderio di creare delle immagini? Il piacere di giocare con linee e forme? Il bisogno di realizzare il completamento del sue facoltà con disegni sempre più perfezionati?… E’ una ragione più profonda, evidentemente, quella che fa sorgere un atto di tanta importanza e che sta all’origine di tutte le ragioni che lo spingono a creare. La creazione artistica nasce dal gioco, ma lo trascende. Essa ha una funzione liberatrice che investe l’essere profondo del fanciullo di cui si fa interprete.

L’espressione infantile è fatta, sì, di immagini, ma esse non rappresentano lo scopo principale della creazione, anche se l’interesse del bambino sembra appuntarsi solo su quelle. Il movente primo della creazione è l’espressione dei sentimenti, la manifestaizone delll’animo del fanciullo, delle sue tendenze, dei suoi desideri… la cui inibizione esige un canale liberatore

Dagli impulsi repressi il fanciullo crea forme portarici di contenuto sentimentale, cariche di tensione emotiva. E questo tipo di espressione rappresentea talvolta la sua unica possibilità di liberazione. E’ una espressione di natura non puramente logico-razionale, che non potrebbe trovare altirmenti possibilità di formulazione e che si concretizza pertanto in elementi simbolici. Tutto questo rappresenta il contenuto occulto dei disegni infantili, inaccessibile alla comune identificazione dove le immagni non ne rappresentano che l’aspetto esteriore.
Anche se è lo psicologo che dirige la ricerca unicamente verso questo aspetto profondo dell’espressione infantile, l’educatore non può, evidentemente, non riconoscerne l’esistenza e non tenerne conto nella valutazione della creazione dei fanciulli.

L’insegnamento tradizionale, il cui scopo è quello di condurre i fanciulli alla riproduzione degli oggetti secondo la visione realistica delle cose che ha l’adulto, fa del disegno un doppione del linguaggio parlato. Ciò che il bambino esprime con questo tipo di disegno – che gli procura tra l’altro la noia di eseguirlo – potrebbe altrettanto bene esprimerlo verbalmente. La gunzione propria dell’espressione plastica, quale secondo linguaggio del bambino, viene così completamente trascurata. Ciò è frutto dell’ignoranza nella quale si trovano i responsabili dell’insegnamento, della loro incomprensione verso i bisogni e le possibilità del fanciullo e, soprattutto, della loro errata valutazione circa la natura e la finalità dell’arte infantile.»

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