Tag

, ,

Sul numero di maggio-giugno 2012 di Psicologia e scuola (http://www.psicologiagiunti.it) è pubblicato l’articolo “Insegno bene geografia perché mi piace”, uno studio sul rapporto tra esperienza emotiva del docente e sua capacità di coinvolgimento degli studenti nella trasmissione del sapere disciplinare. Autori: G. Donadelli, E. Labate, L. Rocca, A. Moè, F. Pazzaglia.

Citiamo:

«E’ un lavoro emotivo, quello di insegnare. Si tratta di avere passione per ciò che si trasmette e di essere convinti della belleza e dell’importanza di ciò che si vorrebbe i discenti conoscessero. E’ emotivo per chi insegno e lo è per chi apprende. E’ emotivo anche indipendentemente dalla materia, dato che recenti studi hanno dimostrato che si può provare gioia persino per le discipline considerate più difficili, quali la matematica, e che, in questo processo, a fare la differenza è il docente (Frenzel et al., Emotional Transmission in the classroom: exploring the relationship between teacher and student enjoyment, Journal of Educational Psychology, 2009)»

«Dewey (The school and society, 1990) vedeva nella geografia “l’unità di tutte le scienze” ed esaltava la sua trasversalità quale valore formativo che permette il dialogo tra le varie aree del sapere e che deve fornire gli strumenti adatti affinché gli studenti possano leggere la propria realtà. Questa disciplina non può resare astatta e generica ma ha bisogno del lavoro sul campo e di soggetti/oggetti reali e conoscibili dai ragazzi (Rocca, 2007). Della geografia, senza questo, non resano che le briciole, ovvero gli elenchi muti di nomi che si riferiscono a elementi che a volte è difficile visualizzare nel nostro immaginario. Uno sforzo di puro nozionismo è infatti vano. Ne sono un esempio gli esercizi che costringono a imparare i capoluoghi di Procinvica in ordine alfabeti o i nomi degli affluenti del Po dalla sorgente alla foce senza nepppure collocarli geograficamente.»

«Tra gli aspetti emotivi che sembrano esercitare un’influenza sulle modalità di proporre la disciplina rientrano anche l’intresse che l’insegnante prova per la propria materia, l’importanza che le attribuisce nella formazione degli alunni, l’approfondimento durante la formazione iniziale e nella formazione professionale avanzata. Tali dati assumono una notevole importanza nell’ottica di percorsi di formazione continua dei docenti, poiché confermano come non siano sufficienti le competenze tecniche per essere dei buoni insegnanti, ma risultino rilevanti anche i fattori emotivo-motivazionali. Il modo in cui la disciplina è vissuta (piacevolezza e utilità) determina una buona fetta della qualità dell’insegnamento.
In tale ottica il suggerimento per un insegnante è quello di “far piacere la materia” (facendola percepire non come noiosa, difficile o complicata, ma semplice, accattivante..) e di evidenziarne l’utilità anche nel quotidiano.»

__[]__________________________________________________________

Annunci