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Riportiamo le pagine di La Repubblica del 20 marzo 2012 contenenti l’intervista allo storico Piero Bevilacqua, autore del saggio Elogio della radicalità.

Dall’intervista:

«[i moderati] assumono i rapporti di forza esistenti come un dato di realtà
immodificabile. Ma che cosa c’è di moderato nella pretesa delle imprese di avere prestazioni sempre più intense dai dipendenti, i quali sono sempre più
precarizzati? E che cosa nella spinta a un consumo senza limiti, pur che sia, che divora risorse e che porta dissesti nei complicati equilibri del pianeta?»
«Chi viene definito radicale ha una prospettiva rovesciata. Propugna la riduzione degli sprechi, individuali e collettivi. Combatte la bulimia distruttiva di risorse, la mortificazione dell’operosità ridotta a merce. Insomma valori che recuperano la base etimologica del moderatismo, il latino modus, misura»

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