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Abbiamo avuto il piacere di poter seguire negli ultimi giorni del festival genovese alcune delle iniziative dedicate al mondo della matematica.

La nostra è stata un’esperienza sicuramente limitata sia nel tempo a disposizione che nella selezione delle attività cui partecipare tra le numerosissime proposte dal festival, e tuttavia ci piace poter condividere le impressioni raccolte in questa occasione, rimandando alla prossima edizione riflessioni più complete.

Non sono questi più che “appunti di viaggio” e vi preghiamo di prenderli come tali, con tutte le imprecisioni e le divagazioni personali del caso.

Fisica per gioco è un’animazione “teatrale” svolta all’interno degli spazi aperti del Palazzo Ducale.
La scelta del coinvolgimento “scenico”, di piazza, non è mai abbastanza apprezzata, quando invece rappresenta un linguaggio estremamente efficace sul piano della relazione didattica, che è il nucleo di qualunque insegnamento/apprendimento che consideri chi già sa e chi non sa ancora ugualmente partecipi di un progetto condiviso.
Fisicità, divertimento, stupore, gioco, empatia aprono contemporaneamente cuore e mente, uscendo dalla dimensione della performance per entrare in quella delll’esperienza.
Non vi è inoltre spazio per l’ipocrisia implicita in ogni relazione discente classica che posponga nel tempo il buon esito della comunicazione e soprattutto ne affidi l’onere solo a chi deve acquisire le conoscenze. Essere capaci di coinvolgere o non esserlo, riuscire nella trasmissione del messaggio o fallire è subito evidente nelle azioni e reazioni tra chi propone e chi segue.
Potessero i bambini che seguono una lezione allontanarsi dai banchi qualora la lezione non risultasse interessante! Ne vedremmo delle belle…
Invece la maestra dice alla mamma «Sa, il bambino si distrae…» E nel mondo all’incontrario in cui viviamo, la responsabilità non è della maestra, ma del bambino!

Lo spettacolo didattico di piazza è il contrario: chi vuole sta e chi non vuole va.
E all’animazione didattica tra i colonnati di Palazzo Ducale non se ne andava nessuno.
(se non quelli che, nel disperato tentativo di trovare il baricentro dell’asticella in precario equilibrio su un loro polpastrello, intraprendevano una personalissima ricerca nello spazio…)

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La palestra della matematica è un incontro che dura all’incirca un’oretta, in cui bambini e genitori – una ventina in tutto – si siedono insieme ai tavoli dove vengono sfidati a risolvere degli enigmi logici.
Sono dei giochi classici – non per questo semplici – di quelli che si possono sulle pagine di enigmistica o sulle riviste estive vengono almanaccati come rompicapo e indovinelli: fiammiferi e monete da spostare, immagini da comporre…
Presente?

Se si entra nell’incontro con la convinzione di cimentarsi giocando con quello che tutti considerano essere la “matematica”, ossia i numeri e le loro relazioni, si resta un po’ spiazzati. Ma poi si scopre che si gioca con i processi logici e soprattutto con il “pensiero laterale”, che permette per l’appunto di non rompere il capo contro l’ostacolo che naturalmente si frappone alla soluzione, ma di aggirarlo…
Al di là dell’innegabile simpatia delle due ragazze che conducono l’incontro, forse si può articolare un po’ di più il ragionamento organizzandolo attorno ai “giochi” e con un po’ più di tempo.
Ma ciò detto, vedere insieme bambini, ragazzi, padri, madri o nonni uniti nello stesso medesimo sforzo “matematico” è già splendido…

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