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lion-rides-horse_1001847i«Non si deve dimenticare che la capacità di individuare e riconoscere i sentimenti e le emozioni degli altri, di vedere la realtà da un punto di vista che non sia esclusivamente il proprio, è fondamentale nella vita delle persone: permette di strutturare il proprio comportamento tenendo conto delle esigenze dell’altro, con il risultato spesso di inibire comportamenti aggressivi e disfunzionali.
Ciò è ormai talmente riconosciuto che esistono addirittura programmi tesi a promuovere lo sviluppo dell’empatia: lo si fa chiedendo ai bambini di identificare le emozioni degli altri e di leggere le proprie reazioni, in risposta ad esse.
Circhi e zoo vanno nella direzione esattamente opposta: educano il bambino a non riconoscere lo stato d’animo dell’animale che ha davanti, a disconoscere i suoi segnali di sofferenza, a reagire con la gioia e il divertimento al suo disagio: gli stanno proponendo un buon tirocinio per abituarsi a fare altrettanto con i suoi simili.»

Questo testo è estratto da un sintetico e illuminante documento promulgato dall’Ordine degli Piscologi della Regione Campania, che qui sotto riproduciamo integralmente.

Accade ancora troppo spesso che nei diari dei bambini trovini inopportunamente posto accattivanti depliant promozionali di spettacoli circensi che fanno uso di animali.
Noi crediamo che da una scuola che si dice attenta ai valori educativi (tra i quali supponiamo siano compresi la sensibilità ambientale e il rispetto degli animali) si debba pretendere maggior attenzione e discernimento nello sposare eventuali proposte per i bambini e le famiglie. Considerando inoltre che sotto il profilo educativo divertirsi ammirando comportamenti coatti, contro natura ed estorti con il sopruso sia evidentemente il contrario di quanto dovrebbe essere insegnato a proposito di relazioni uomo-animale.
Inoltre esistono numerosissime scuole di arti circensi che hanno abbandonato questa anacronistica forma di divertimento (anacronistica quanto tanto la caccia o il vecchio zoo), per concentrarsi su straordinarie soluzioni di spettacolo che ruotano attorno alla ricerca di abilità e di fantasia propria dell’uomo che, in questo campo come altrove, può trovare il bello senza far danno.

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ZOO E CIRCHI

Pubblicato sul sito dell’Ordine degli Piscologi della Regione Campania

di Annamaria Manzoni, psicologa, psicoterapeuta

In qualche angolo della coscienza degli adulti sono presenti e vigili la convinzione che la conoscenza degli animali sia utile per ogni bambino e la certezza che avere contatti con loro non possa che essere fonte di gioia ed interesse. E’ pertanto in perfetta buona fede che molti genitori, oltre a far crescere in casa un animaletto domestico, sono solerti ad accompagnare i loro figli allo zoo, dove si vedono animali non altrimenti osservabili, o alla gran festa del circo dove animali comuni o esotici vengono impegnati in performance davvero fuori dalla norma.
Al circo i bambini sono sollecitati ad apprezzare quanto sono belli, quanto sono bravi questi animali: e più gli esercizi sono difficili, maggiore è l’entusiasmo che si vedono trasmettere. Così come allo zoo l’animale più arrabbiato o più inquieto è fonte di maggiore curiosità.

Ma è doveroso ben demarcare la differenza tra la conoscenza di un animale così come può avvenire in una relazione domestica o nella sua osservazione in un ambito naturale da quella che ha luogo in situazioni che li snaturano: portati in luoghi che non appartengono ai loro bisogni naturali, in condizioni climatiche inadeguate, limitati in spazi insufficienti, privati delle relazioni fondamentali con i loro simili, come avviene negli zoo; costretti, in sovrappiù, a compiere esercizi, “numeri”, estranei alla loro natura, che possono imparare solo e soltanto attraverso un addestramento prolungato e crudele.
Che cosa può acquisire un bambino dalla vista di tutto ciò? Esattamente quello che l’adulto gli suggerisce: in altri termini, nel corso dello sviluppo la facoltà di critica e di giudizio, la morale, si formano e si acquisiscono sul modello proposto o imposto: è buono ciò che è presentato come tale, è giusto ciò che viene regolarmente incentivato.

I genitori che accompagnano i figli allo zoo o al circo, lo fanno come momento di festa, li esortano ad una curiosità interessata, mobilitano una forma di gradimento e di entusiasmo; il bambino, a seconda della sua età, tenderà a fare una sovrapposizione tra lo spettacolo che vede e l’atmosfera che respira, che è di approvazione e di serenità. L’identificazione tenderà poi ad incidersi profondamente nella sua psiche tanto che in futuro la visione di animali in analoga situazione eliciterà i ricordi piacevoli ad essi ormai associati nell’inconscio. Questa operazione avviene però mentre contestualmente viene negato un aspetto importante della realtà, che è quello della sofferenza: gli animali chiusi nelle gabbie mandano una serie inequivocabile di segnali di disagio, insofferenza, nervosismo, irrequietezza; mostrano la difficoltà connessa, nel circo, alla costrizione a danzare a ritmo di musica, a camminare su due zampe, a riproporre atteggiamenti comuni agli uomini, ma grotteschi rispetto alla loro natura.

Leggere tali segnali è frutto di osservazione e reagire ad essi in modo empatico è alla base dell’educazione alla sensibilità. Se le naturali emozioni di disagio, speculari a quelle provate dall’animale, si scontrano con l’allegra superficialità dell’adulto, genitore o educatore che sia, sarà gioco forza per un bambino non dare loro diritto di cittadinanza e adeguarsi allo stato mentale che gli viene richiesto, per l’appunto quello di ilare soddisfazione.
Il risultato di tutto ciò è un’educazione all’insensibilità, a non riconoscere nell’altro essere vivente, animale umano o non umano, i segnali di dolore, a ritenere normali le manifestazioni di dominio del più forte sul più debole.

Non si deve dimenticare che la capacità di individuare e riconoscere i sentimenti e le emozioni degli altri, di vedere la realtà da un punto di vista che non sia esclusivamente il proprio, è fondamentale nella vita delle persone: permette di strutturare il proprio comportamento tenendo conto delle esigenze dell’altro, con il risultato spesso di inibire comportamenti aggressivi e disfunzionali.
Ciò è ormai talmente riconosciuto che esistono addirittura programmi tesi a promuovere lo sviluppo dell’empatia: lo si fa chiedendo ai bambini di identificare le emozioni degli altri e di leggere le proprie reazioni, in risposta ad esse.
Circhi e zoo vanno nella direzione esattamente opposta: educano il bambino a non riconoscere lo stato d’animo dell’animale che ha davanti, a disconoscere i suoi segnali di sofferenza, a reagire con la gioia e il divertimento al suo disagio: gli stanno proponendo un buon tirocinio per abituarsi a fare altrettanto con i suoi simili.
Tutto ciò è ormai in buona parte divenuta diffusa acquisizione, tanto che sono molte in Europa le città che rifiutano di ospitare sul proprio territorio circhi che vivono sullo sfruttamento degli animali, mentre ampio è il movimento che chiede con forza la chiusura degli zoo.
Purtroppo sopravvivono retroguardie chiuse a questa nuova consapevolezza e che privilegiano il guadagno immediato ad un investimento sulla formazione di nuove generazioni più sensibili al tema del rispetto per ogni creatura vivente.
Non possiamo che augurarci che l’etica possa alla fine prevalere sull’interesse.

Premesso

che la coesistenza con gli animali, dotati di dignità propria quali esseri viventi, è un’esigenza profonda e autentica della specie umana;

che le relazioni che stabiliamo con loro, lungi dall’essere neutre, sono elementi in grado di incidere sull’emotività e sul pensiero;

che il rapporto con loro è elemento di indiscussa importanza nella crescita, nella formazione, nell’educazione dei bambini;

i sottoscritti psicologi

esprimono motivata preoccupazione rispetto alle conseguenze sul piano pedagogico, formativo, psicologico della frequentazione dei bambini di zoo, circhi e sagre in cui vengono impiegati animali.

Queste realtà, infatti, comportano che gli animali siano privati della libertà, mantenuti in contesti innaturali e in condizioni non rispettose dei loro bisogni, costretti a comportamenti contrari alle loro caratteristiche di specie.

Tali contesti, lungi dal permettere ed incentivare la conoscenza per la realtà animale, sono veicolo di una educazione al non rispetto per gli esseri viventi, inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolano lo sviluppo dell’empatia, che è fondamentale momento di formazione e di crescita, in quanto sollecitano una risposta incongrua, divertita e allegra, alla pena, al disagio, all’ingiustizia.

I sottoscritti psicologi

attenti a promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo, della comunità, auspicano e sostengono un radicale cambiamento di costume che vada in direzione della chiusura degli zoo e del divieto dell’impiego di animali nei circhi e nelle sagre.

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Bisogna inoltre convincersi che l’estetica delle belve feroci non ha più cittadinanza in un mondo in cui i grandi felini sono stimati estinguersi in capo a quindici anni per le modifiche irreversbili che l’uomo ha provocato a tutti i loro ecosistemi.
Leggi l’articolo pubblicato sul sito di Repubblica.

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