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A distanza di una settimana da quando abbiamo pubblicato e commentato l’agghiacciante video intervista in cui Terry De Nicolò dichiarava che per le donne la bellezza è una merce da vendere per avere successo entrando nel letto dei potenti (link), ecco che su Repubblica.it viene pubblicata la seguente notizia:

Le studentesse del Parini sfilano dentro la scuola.
“Sfilano con l’accompagnamento live della band della scuola, scendendo dalla scalinata del Parini come professioniste, le 20 studentesse scelte all’interno del prestigioso liceo classico come modelle per la passerella della linea ‘La petite robe’ di Chiara Boni. In prima fila genitori e amici della stilista, da Daniela Santanchè a Caterina Caselli, da Salvatore Ligresti a Malika Ayane. E’ la prima volta che la moda entra in un liceo, “ma questo è il Parini” spiega orgoglioso il preside, Carlo Arrigo Pedretti, raccontando di aver accettato la proposta perché “mi interessava svecchiare l’immagine del liceo classico e del Parini e questa iniziativa è un esempio della vita che va avanti, una proposta di riflessione sulla moda e sull’estetica.”
il link

E noi non capiamo qual è la relazione, come recitavano ironicamente gli ospiti di un’edizione passata dello show di Crozza.

Iniziamo dalle parole del preside orogoglioso riportate nell’articolo: svecchiare, vita che va avanti, moda, estetica.
Dunque essere consapevoli della modernità, significa aderire ai peggiori modelli di consumo della nostra società, quella che identifica la propria autorealizzazione con il numero di stoffe colorate appese nell’armadio (e con il loro costo).
Non significa sviluppare una coscienza sociale, civica, ambientalista. Non significa ragionare del nostro modello di sviluppo, delle sue drammatiche conseguenze in costi di iniquità sociale, di depauperamento delle risorse del pianeta, di squilibrio tra nord e sud del mondo. Oppure, per restare più aderenti alla quotidianità, di quale sia il mercato del lavoro precario che aspetta i ragazzi una volta usciti dalla scuola, la fisiologia del quale impedirà a ognuno di loro di progettarsi una vita. E di come combattere queste nuove forme di schiavitù.
Infine, essere moderni non significa nemmeno riflettere su quale sia la misura tra la cura di sé e l’idolatria di sé, che è la differenza tra la bellezza dell’individuo e il fashion system.

Sicuramente sbagliamo, e all’interno delle attività scolastiche si è già discusso tra insegnanti e studenti di cosa sia la stretta relazione tra etica ed estetica, al di fuori della quale ogni comportamento umano diventa misero e irresponsabile.
Sicuramente, per sgombrare il campo da equivoci su un’inappropriata concezione del corpo della donna, i ragazzi – e soprattutto le ragazze – hanno potuto informarsi, ragionare e dibattere su quali siano i rischi dei modelli estetici che ci vengono imposti dall’industria dei commerci e, oggi sappiamo, anche dalla prammatica della politica dei fatti.

Il parterre che ha assistito alla sfilata d’altronde testimonia della qualità del pensiero che ha circolato in questa iniziativa: Daniela Santanché, Caterina Caselli, Salvatore Ligresti… mancava solo Emilio Fede, probabilmente occupato in altro.

Chiunque di noi è stato adolescente e ha conosciuto le sofferenze che si attraversano in quella stagione di costruzione della propria identità che passa anche attraverso l’apprezzamento dei membri della propria comunità.
Sicuramente selezionare il cast di indossatrici ha rapresentato un’eccellente strategia pedagogica per sviluppare queste criticità all’interno dei singoli (quelli ammessi e quelli esclusi) e dei gruppi.
Sicuramente queste ragazze non hanno vissuto un’esperienza che implicitamente confermasse loro quanto sia indispensabile essere in, trendy, glamour, fashion, escort, perché i loro insegnanti (insegnanti…) hanno inserito questa iniziativa in un grande progetto che sapesse distanziarle criticamente…

Finiamola con l’ironia. Quella del liceo Parini una tragedia educativa che può prendere corpo solo in una città che per decenni ha venduto la propria anima al peggiore edonismo irresponsabile e indifferente a tutto se non ai propri capricci e privilegi. Quella Milano capitale della moda e dello yuppismo e dell’evasione fiscale e dello smog che ha regalato all’Italia grandi uomini come Craxi, Berlusconi e Bossi.
Speriamo che la nuova Milano ritrovi la voce per denunciare questo arretramento culturale presente evidentemente anche nelle istituzioni scolastiche, perché di certo non è dal ministro dell’istruzione che possiamo aspettarci un sussulto di intelligenza educativa.

Né dal preside orgoglioso che per svecchiare sceglie di fare fiancheggiare ragazze dalle belle gambe. Peccato che il cervello rettile, quell che spinge i maschi a coprire le femmine per perpetuare la specie, sia la parte più antica della nostra mente. Contraddizioni di un primate futurista.

Qui il commento postato sul blog di uno studente del Liceo Einstein.
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